giovedì 28 maggio 2020

Recensione "Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins.


Ciao a tutti lettori!
Oggi condivido con voi il mio parere su una delle ultime uscite più chiacchierate, ovvero "Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins.
Ringrazio ancora di cuore la Casa Editrice Mondadori per l'opportunità che mi è stata concessa di collaborare con loro per leggere e parlare con voi dei miei pensieri su quest'opera.



Titolo: Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente 
Autore: Suzanne Collins
Prezzo: 22 €
Pagine: 480
Editore: Mondadori
Voto: 5/5 🌸





Trama:
È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, possibilità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.



Recensione:
Il mondo di "Hunger Games" non mi ha attirata a sé grazie ai film, ma mi sono approcciata alla trilogia cartacea molto tempo dopo l'uscita delle pellicole cinematografiche, ovvero quando ormai il gran chiacchiericcio aleggiante sulla trama era diventato un flebile sussurro. Il periodo in cui la la saga libresca di Suzanne Collins è stata fortemente idolatrata, infatti, ha combaciato con gli anni in cui mi non leggevo molti testi e, in generale, non seguivo le nuove uscite letterarie. 
Tuttavia, è stata l'opera di Suzanne Collins, assieme ad altri libri, a farmi innamorare nuovamente della lettura e a convincermi ad aprire questo blog. 
Per questo motivo sono felice e orgogliosa di potervi parlare del prequel della saga di "Hunger Games" e ringrazio di cuore la Casa Editrice Mondadori per avermi permesso di partecipare al Blogtour. 
Al riguardo, devo ammettere che quando l'autrice ha annunciato l'uscita del prequel qui in esame sono stata sconvolta da un turbinio di emozioni, ero emozionata quanto atterrita. Ciò è dipeso dal fatto che nessuno di noi lettori hai mai pensato di poter un giorno leggere altre pagine sul mondo distopico creato da Suzanne Collins. Il finale della trilogia aveva accontentato tutti i fan, chi più e chi meno. Io avevo letto e adorato ogni scelta dell'autrice e, personalmente, non sentivo la necessità di saper null'altro in merito. Se la scrittrice avesse scelto di donarci degli ulteriori capitoli sul seguito della trama, dunque, non l'avrei accettato e l'avrei giudicata una classica mossa di marketing. 
Un prequel, invece, concede agli appassionati della storia di poter sbirciare cosa è accaduto negli anni precedenti ai fatti di cui è stata protagonista Katniss. 
La scelta di Suzanne Collins di incentrare la trama su Coriolanus Snow, il personaggio più emblematico e accattivante della trilogia di "Hunger Games", è stata geniale. Per quanto Snow fosse stato detestato durante la trilogia della saga, l'odio nutrito sulla sua persona è sempre stato affiancato da un'intima e celata sensazione di rispetto per la sua forza innata. 
Temuto e, in silenzio, amato, Coriolanus Snow è la scelta vincente per l'autrice di tornare a parlare del mondo distopico da lei immaginato, indietro nel tempo di ben 64 anni. 
Gli Hunger Games descritti in questo libro sono differenti da quelli che noi lettori abbiamo conosciuto nella canonica trilogia, poiché in questo periodo storico non sono ancora costituiti nella forma a noi nota. Inoltre, gli eventi verificati all'interno dell'arena non mi hanno, in questo caso, agitata e spaventata come era accaduto anni fa. Ciò è dipeso dal fatto che in questo tomo la narrazione prosegue utilizzando la terza persona. Con Katniss, invece, noi lettori osservavamo e percepivamo le sue sensazioni e i suoi turbamenti attraverso il suo corpo, rendendo tutti i fatti molto più reali e concreti. 
Altro aspetto che non tutti possono apprezzare, ma che invece riscontra il mio gradimento, è che "Ballata dell'usignolo e del serpente" non è un testo ricco di azione, ma è un libro introspettivo. Il concentrarsi in maniera preponderante sulla psiche dei protagonisti può, infatti, far risultare il tomo lento e poco scorrevole nella lettura. 
Allo stesso modo, però, ho adorato i flashback. Il flashback è un espediente narrativo che adoro, perché mi permette di conoscere tutti le minuzie della realtà della storia. 
Anche in questo libro Suzanne Collins non nasconde i fatti cruenti, il sangue e la violenza. Ella espone magistralmente la parte più brutale, o meglio animalesca, dell'uomo. La scrittrice in particolare, racconta come l'uomo per sopravvivere e per difendersi accetta spesso di compiere i gesti più efferati. Questa specifica accezione protagonista dei libri di Suzanne Collins è stata oggetto di un'approfondita analisi che potete recuperare in uno dei miei precedenti articoli, precisamente nella mia tappa del Blogtour per questo specifico tomo.
Concludendo, con una scrittura scorrevole ed accattivante, Suzanne Collins mi ha riconquistata.


martedì 26 maggio 2020

"Hold my hand". Capitolo 1.






Capitolo 1 – Scappare


Mia madre mi ha cresciuta con gli stessi insegnamenti con cui lei a sua volta è stata educata dalla propria.
Non ho mai reputato sbagliato il mondo presentatomi da mia madre, era semplicemente giusto. Accogliere mio padre sulla soglia di casa, cucinare delle buone pietanze, lavare le sue mutande e stirare le sue camicie era un dovere quanto pregare ogni sera prima di coricarmi a letto o essere una figlia educata e rispettosa. Tuttavia, nulla di ciò che lei e mio padre mi hanno indicato per modellarmi nella donna che speravano diventassi mi ha preparata ad affrontare la crisi che, poco più di un anno fa, ha scombussolato la Terra.
La mia mente ha in parte rimosso quanto è accaduto durante le prime settimane da quando nell’aria hanno incominciato a echeggiare i primi suoni rauchi e strascicati.
Di quel fosco periodo serbo solo dei vaghi ricordi in cui rammento mio padre seduto su una delle poltrone della sala, quella con la fodera fiorata dove mia madre era solita riposarsi completando le parole crociate, con lo sguardo offuscato e le spalle protese in avanti come se stesse portando su di esse un peso troppo gravoso. Non so quantificare con certezza per quanto tempo egli rimase in quello stato apatico, forse un paio di giorni o addirittura qualche settimana. Ciò nonostante, ormai mio padre, assieme all’intero mondo intorno a noi, si era trasformato in qualcosa di spaventoso.
Le ore non scandivano più le nostre giornate, o meglio noi non ci facevamo caso, poiché io, Maggie e Shawn restavamo accanto a nostro padre, accostati ai braccioli della poltrona, ad osservare sua moglie, ovvero mia madre e la matrigna di Maggie e Shawn, sbattere le mani nodose e putride contro la finestra, mentre con uno sguardo iniettato di sangue ci guardava attraverso il vetro, richiudeva le mascelle con un rumore secco e mugugnava dei versi incomprensibili… o almeno lo sono sempre stati fino ad ora. Adesso, invece, mi sembra per la prima volta di comprenderli.
<< Dobbiamo andare Beth, dobbiamo andare. >>.
Sbatto le palpebre e il viso afono e putrefatto di mia madre si trasforma in un volto roseo con due occhi azzurri che mi fissano insistentemente sotto un’arcata di folte sopracciglia corrugate. In quel frangente mi accorgo di non aver mai notato prima d’ora il colore delle iridi di Daryl.
<< Forza, dai. >> rimarca ferocemente prima di voltarmi le spalle e di incominciare a correre diretto verso un punto della boscaglia circostante la prigione, il luogo che avevo imparato ad accettare come una nuova casa.
Cerco di tenere il ritmo delle lunghe falcate di Daryl senza lamentarmi, mentre osservo la mezza ala scolorita dipinta sulla parte anteriore del suo smanicato di pelle nero. Daryl è angosciato, si intravede dalla schiena tesa e dalle vene che sporgono sulle sue braccia a causa della stretta salda delle sue mani che impugnano la balestra, leggermente protesa in avanti, pronto a sollevarla al minimo rumore sospetto.
Proseguo ponendo un piede davanti all’altro e cerco di focalizzare la mia attenzione sulla figura che mi precede, ma la mia mente è persa in un limbo tra il passato e il presente.
La sua andatura scattante mi ricorda quella di Shawn; anche lui era agile, ma mai quanto Daryl. Daryl si muove come un predatore, schiva i rami e balza sopra le radici con naturalezza. Io, invece, goffa e inesperta, inciampo nei miei stessi passi, motivo per cui spesso Daryl è costretto a volgere lo sguardo dietro di sé per scongiurare il timore di avermi lasciata indietro.
Dopo un tempo difficile da definire se non per il mero fatto che il sole è ormai quasi del tutto scomparso dal cielo, con la canottiera completamente bagnata contro il mio petto e le gambe tremanti, incomincio a diminuire la velocità fino ad ora sostenuta, finché, vinta da una fitta al fianco, mi fermo accarezzando con la mano sinistra il punto dolente, mentre con l’altra mi appoggio al tronco rugoso di un albero.
<< Daryl… >> il suo nome nome esce come un sibilo dalle mie labbra << ti prego, dammi un minuto.>>.
Egli, sentita la mia richiesta, subito ferma la sua corsa e si incammina verso di me. Il suo volto non si addolcisce, la tensione gli crea ancora dei profondi solchi sulla fronte, e, facendo richiamo alla sua più intima pazienza, mi domanda << Ce la fai a resistere per un’altra ora? Non siamo ancora al sicuro da loro.>>.
Sono stremata, non penso di poter reggere nemmeno altri dieci minuti della sua marcia, ma, allo stesso istante, so che devo reagire per non metterlo in pericolo a causa della mia inadeguatezza.
Annuisco a fatica e, per un paio di minuti, con la bocca secca e impastata cerco sollievo nell’aria, con la consapevolezza che in seguito non potremo fermarci di nuovo.
Proseguiamo per un’altra mezz’ora, ma a stento, a causa delle tenebre che rendono più difficoltoso il percorso. L’improvviso sopraggiungere della notte, inoltre, mi annichilisce, perché con il suo arrivo smarrisco le mie già precarie abilità. Invero, i miei occhi non abituati a cercare nel buio e il terrore mi fanno capitolare più volte al suolo. Alla seconda caduta avverto una fitta al ginocchio e, toccandolo, sento il palmo bagnato di sangue. A peggiorare i miei sensi di colpa per il gemito di dolore, che involontariamente è fuoriuscito dalla mia gola, odo sopra la mia testa il grugnito di disapprovazione del mio compagno di disavventure. Sorprendentemente, però, facendomi sussultare dal terrore, si accosta al mio corpo e, con le sue mani callose, palpa la mia ferita. Nell’oscurità non riesco a mettere a fuoco il contorno del suo corpo, ma percepisco il suo alito caldo vicino alla mia gamba.
<< Non è nulla di grave, è solo un taglio un po' profondo. >> afferma con la voce rauca di chi per ore non ha proferito parola prima di strapparsi un lembo della maglietta, o almeno credo, per fasciarmi il taglio. Socchiudo le labbra per ringraziarlo, ma lo scricchiolo delle foglie sotto i suoi anfibi mi fa capire che ha ripreso il percorso. Questa volta, però, camminando lentamente.
Durante la frenetica fuga non ci siamo parlati, cosicché tra noi gli unici suoni udibili, oltre a quelli creati dalla natura, sono stati quelli dei nostri respiri ansanti.
Prima d’ora io e Daryl non ci siamo mai realmente confrontati su alcunché, non ce ne è mai stata occasione. D’altra parte lui era sempre in prima linea assieme a Rick, pronto a partecipare a qualsiasi escursione per il bene della nostra comunità.
Persa nelle mie elucubrazioni non mi accorgo che Daryl si è finalmente arrestato finché non mi scontro contro il suo torace.
<< Ehi, stai bene? >> mi chiede seccamente.
Io , per l’ennesima volta, non rispondo. Non riesco, e non voglio, ancora rielaborare quanto è successo solo questa mattina. Dall’accaduto ho solo pensato a correre e a seguire Daryl, senza tornare con la mente a mio padre e alla katana di Michonne, prima che…
Daryl, allora, come ricordatosi del fatto, emette un suono rauco, mentre, nello stesso istante, lo sento muovere nel gesto con cui presumo si stia caricando sulle spalle la balestra, per poi dichiarare, forse anche indicando un punto indefinito dietro di sé, << Laggiù c’è un ruscello, l’avevo scoperto un giorno quando ero uscito a cacciare con Michonne. >> . Non sentendomi proferire verbo, né di assenso né tantomeno di dissenso, prosegue senza tentennamenti aggiungendo << Per questa notte non accenderemo il fuoco, non sappiamo quanto e se li abbiamo effettivamente distanziati, ma avremo da bere e se siamo fortunati anche qualcosa da mangiare. >>.
Per un breve istante nell’ombra mi sembra di scorgere un guizzo provenire dal suo sguardo e, in quel momento, paura e rabbia sembrano bruciare anche nella sua anima. Ora inizio a metabolizzare che, forse per sempre o forse no, siamo solo noi due a difenderci l’un l’altro, non tanto dagli zombie, ma dalla crudeltà dell’uomo.


Ho aperto un account su Wattpad.


Ciao a tutti lettori!
Oggi sono qui per dirvi in poche parole che, a partire da oggi, mi potete trovare sull'applicazione Wattpad, scaricabile dal cellulare, in cui a cadenza regolare, ogni due settimane e nei casi eccezionali anche settimanalmente, troverete di volta in volta un nuovo capitolo della fanfiction che ho iniziato a scrivere in questi ultimi giorni.


Come sapete o avete intuito dal mio blog, nel mio tempo libero oltre ad essere un'accanita lettrice sono anche una grafomane.
Dal momento che nell'ultimo periodo ho sentito forte il richiamo della penna ho deciso di tornare a scrivere, ma questa volta ho deciso di condividere con voi il risultato del mio lavoro. Ho pertanto preferito partire con una fanfiction per ricominciare ad allenare la mia mano e per vedere se la mia prosa può piacere. Per me Wattpad sarà una palestra di scrittura e mi permetterà di far parlare alcuni dei personaggi che ho più a cuore.



Siete curiosi di conoscere la mia fanfiction?


Vi lascio qui sotto la trama, ma se siete più curiosi vi aspetto su Wattpad. 
Spero che mi sosterrete anche su quell'applicazione.



Mi trovate come @MariaDilettaVeluti


Trama:
Il mondo è stato stravolto dalla comparsa degli zombie, ma, in breve tempo, il vero pericolo sono diventati gli uomini stessi.
Un gruppo di sopravvissuti, guidati da Rick Grimes, è riuscito a trasformare una prigione in un rifugio sicuro, nel tentativo di tornare a vivere una vita il più normale possibile. Un uomo che si fa chiamare Governatore e i suoi seguaci, però, volendo conquistare l’insediamento, distruggono la prigione, mentre i compagni di Rick Grimes sono costretti a separarsi e a fuggire.
Tra di essi vi sono Beth e Daryl, i quali, muniti di speranza e di rabbia, scappano nel verde del bosco circostante.





Vi aspetto su Wattpad. 
Un abbraccio grande dalla Cantastorie dei boschi!


sabato 23 maggio 2020

Blogtour "Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins. Sopravvivenza.

Ciao a tutti lettori!
Come vi avevo preannunciato nel precedente articolo, oggi sul mio blog vi propongo una delle tappe pattuite per il Blogtour di presentazione e di promozione di una delle ultime uscite della Casa Editrice Mondadori, ovvero "Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins.


Vi ricordo di andare a recuperare gli scritti delle altre partecipanti, sono tutti molto interessanti.




Quando mi è stata confermata la tappa del 23 maggio avente ad oggetto la "Sopravvivenza" ho prima di tutto cercato l'etimologia del verbo "sopravvivere". 
Tra le varie pagine di Google aperte sullo schermo, una di esse ha catturato la mia attenzione per una precisa frase. Le parole che compongono la frase in questione hanno causato la brusca interruzione della mia ricerca, ma mi hanno anche donato lo spunto da cui far partire la mia riflessione.



"Sopravvivere: vivere sopra gli altri, ossia viver di più o più lungamente".


L'inciso qui sopra mi ha stupefatta e inquietata nello stesso istante. 
Nella storia che ci ha preceduti sono svariati gli accadimenti in cui l'uomo ha "vissuto sopra gli altri", ovvero li ha sopraffatti, "pur di sopravvivere o vivere più a lungo". 
Per menzionare solo alcuni esempi rammento i campi di concentramento, ideati per distruggere un'intera comunità e appropriarsi delle loro ricchezze, o le leggi raziali, stipulate per ghetizzare le persone sulla base del colore della loro pelle. Stesso discorso può essere esplicato più banalmente, se così possiamo dire, citando qualsiasi fatto di cronaca nera in cui i ladri o gli assassini innalzano la loro umana persona al punto di decidere discrezionalmente e arbitrariamente se la vita di un uomo valga o meno, se ucciderlo o lasciarlo in vita in base a dei meri capricci. 
Questo quadro non crea certo una buona rappresentazione dell'essere umano.



Suzanne Collins nella sua opera distopica "Hunger Games" ha voluto mostrare come l'uomo, seppur sia conscio del passato che lo ha preceduto, compresi i lati più oscuri dello stesso, sia in grado di reiterare i medesimi errori, o addirittura esplicarne di più gravi. 
Difatti, ciò che più colpisce del mondo futuro e probabile posto su carta da Suzanne Collins è l'idea stessa dei "Giochi della fame", ovvero di un reality show in cui i concorrenti combattono tra di loro, non in un botta-risposta per dimostrare chi è più arguto dell'altro, ma in una vera e propria guerra all'ultimo sangue che festeggia come vincitore colui che riesce a sopravvivere, uccidendo i propri compagni di viaggio e dimostrando una elevata abilità nel resistere a qualsiasi situazione.
Dunque, in questo reality show il vero pericolo che i partecipanti devono affrontare non è costituito dal pericolo che può derivare da un incendio, da un'acquazzone, dall'assenza di risorse per nutrirsi o per curarsi dalle ferite, ma deriva dall'essere umano medesimo. 


In definitiva in questo ambiente l'uomo può rivestire solo due ruoli: cacciatore o preda.



Invero, i panni che si decide di indossare sono quelli che costituiscono l'esito della propria esistenza, vivere o morire. 
Ciò presume, ovviamente, un'intima ponderata scelta in cui ogni membro del cast deve porre su una bilancia fittizia da una parte i propri principi morali ed etici e d'altra la necessità, insita all'interno di ciascun animo umano, di attaccarsi fino all'ultimo respiro alla speranza di poter continuare a vivere. 
Questo dibattito interno scatena le più recondite paure, facendo agire ciascun partecipante del reality show nei modi più differenti uno dall'altro. In esso gli spettatori vedranno chi compie ogni atto spinto dalla sete di sangue, uccidendo il prossimo senza tentennamenti o ripensamenti e chi fugge, si nasconde e cerca di passare inosservato, nel tentativo di non essere mai trovato da qualcuno.


Per la nostra sopravvivenza possiamo giungere alla disumana scelta di uccidere altri uomini?
È morale e lecito che in una situazione in cui non c'è alcuna via di fuga si compiano anche gesti prima immaginati efferati? 
L'uomo può davvero riformulare le proprie certezze etiche in uno scenario differente e al limite della follia?
Cacciatore o preda?


Suzanne Collins conduce il lettore a porsi queste domande, poiché anche nella nostra realtà quotidiana spesso sopravvivere vuol dire compiere scelte infelici e poco corrette. 
Eppure, come ci insegna la protagonista della trilogia Katniss Everdeen, non sempre la scelta più semplice ed egoistica è l'unica che può essere intrapresa. 



Tuttavia è indiscutibile che prima di tutto dobbiamo guardare nel nostro animo e domandarci "Essendo io un uomo razionale e intelligente, accetto di intraprendere questa decisione?" e tollerare ciò che questa scelta ci condurrà a diventare.


mercoledì 20 maggio 2020

Recensione "Christine. La macchina infernale" di Stephen King.

Ciao a tutti lettori!
Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo del libro, ma datemi il tempo di spiegare il mio pensiero. Vi invito a leggere l'articolo che segue, perché oggi vi racconto il mio personale parere su un testo che, nonostante la trama possa apparire poco accattivante, mi ha piacevolmente stupita. 


Titolo: Christine. La macchina infernale 
Autore: Stephen King
Prezzo: 12,90 €
Pagine: 650
Editore: Sperling & Kupfer
Voto: 5/5 🌸




Trama:
Due amici vivono la loro adolescenza in una tranquilla cittadina di provincia. Le novità sono poche, finché non compare Christine, un'auto, una Playmouth del 1958, che Arnie, uno dei ragazzi, vuole a ogni costo rimettere a nuovo. Un'impresa disperata, che per lui presto si trasforma in un'ossessione, mentre la macchina inizia a manifestare un'inquietante vita propria.



Recensione:
Dennis e Arnie sono due amici inseparabili e, insieme, vivono e sopravvivono alle dure sfide dell'adolescenza, la lotta contro i segni dell'acne che deturpano il volto, i primi innamoramenti o delusioni d'amore e gli sforzi per raccimolare un gruzzoletto sostanzioso per acquistare la prima automobile. 
I due ragazzi sono, però, diversi sotto molti aspetti. Dennis è un ragazzo che non attrae su di sé né la popolarità né le pretese dei prepotenti, ovvero riesce a coesistere nella realtà della scuola grazie al fatto di passare pressoché inosservato. Arnie, invece, ha il viso rovinato dalla pubertà ed è spesso schernito dai bulli, ma trova in Dennis un amico fidato, sempre pronto a difenderlo e ad apprezzarlo. 
La loro vita, nonostante le angherie che Arnie deve affrontare quotidianamente, trascorre tranquilla, finché non vedono una Plymouth Fury del 1958 parcheggiata al lato del marciapiede e recante un cartello che attesta di essere in vendita. 
Dennis non sembra nemmeno vedere la quattroruote scolorita e mal ridotta, mentre Arnie ne rimane incantato a tal punto che decide di spendere gran parte dei suoi risparmi per comprarla. Il precedente proprietario, un ex militare anziano e dal parlato piuttosto colorito, LeBay cede volentieri Christine, il nome che esso stesso ha conferito alla macchina, ad Arnie. 
Tuttavia, Christine non riscuote lo stesso successo che ha saputo infondere ad Arnie, infatti, i genitori del ragazzo fin da subito si oppongono alla scelta del figlio e dello stesso parere risulta essere anche il suo fidato amico Dennis. 
Arnie, però, sembra non sentire i rimproveri o i consigli e, incurante delle critiche, inizia a curare fedelmente la sua adorata macchina. In poco tempo, inoltre, il ragazzo abbandona il club degli scacchi, si allontana da Dennis e perde qualsiasi interesse verso lo studio e la scelta del futuro College, perché ormai la sua mente, il suo cuore e il suo corpo sono indirizzati univocamente verso Christine. 
Stephen King ha saputo tramutare una comune automobile in un oggetto maligno, scrivendo una storia carica di tinte cupe e grottesche. 
Personalmente il titolo "Christine. La macchina infernale" non ha mai attirato la mia curiosità e, anzi, ho sempre screditato quest'opera, poiché reputavo che un testo del genere non potesse celare chissà quale trama avvincente. Eppure, fin dai primi capitoli ho dovuto rimodulare il mio pensiero, mentre, una pagina dopo l'altra, ero sempre più intrigata dalla storia e dai personaggi. 
All'interno di questo volume sono presenti alcuni dei temi più cari all'autore, come l’adolescenza, il bullismo, il mondo oscuro del paranormale, la paura e i fantasmi.
Nel complesso, come ogni libro di Stephen King, il racconto non mi ha spaventata, ma mi ha fortemente inquietata. Il fine dello scrittore, infatti, non è quello di terrorizzare i lettori, ma di fargli percepire quel lieve senso di timore scaturito dalla descrizione del mondo invisibile che ciascuno di noi più teme, cioè quello costituito dalle proprie più recondite paure.
Concludendo, Stephen King con una scrittura incalzante e una storia appassionante ha saputo donarmi un libro che, a discapito dei miei pregiudizi, mi ha piacevolmente intrattenuta.

venerdì 15 maggio 2020

Presentazione del Blogtour "Hunger Games. La ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins.



Ad aprile è stata annunciata l'uscita italiana del libro prequel "La ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins, ed ora che siamo arrivati a maggio, il tempo sembra essere volato per portarci qui, davanti a questo inizio, davanti ad un blogtour che vi guarderà dentro.


Prima di essere blogger, siamo lettrici e in questo caso siamo fangirl di personaggi che hanno tirato fuori il meglio da ogni lettore e poi spettatore con la trasposizione cinematografica.
Ora dopo anni, ritrovarci tra queste pagine nuove, lascia di nuovo senza fiato. E tu sei pronto a scoprire cosa ti attende?
In contemporanea con gli Stati Uniti, "La ballata dell'usignolo e del serpente", arriva in Italia il 19 maggio dove la Mondadori ci trasporta nel mondo di Panem sessantaquattro anni prima degli eventi che hanno visto protagonista Katniss Everdeen. 
Nel nuovo romanzo di Suzanne Collins, troviamo come protagonista il diciottenne, Coriolanus Snow, descritto come adolescente nato in condizioni agiate alla ricerca di qualcosa di più, un personaggio molto diverso dall’uomo che sappiamo che diventerà. Qui lo troviamo amichevole, affascinante e, almeno per il momento, eroico.
Lo so, come noi state fremendo all'idea di iniziare a leggerlo, ma se siete curiosi vi invito a scoprirne un estratto tradotto in italiano sulla pagina Il Distretto 12, sito dedicato alla saga di Hunger Games.



Il blogtour che riempirà queste giornate, vi accompagnerà tra vari approfondimenti e analisi:


- Il 16 maggio Ombre di carta, ci racconta la storia degli Hunger Games;

- Il 17 maggio, lasciati guidare da I Libri di Cristina che analizza il messaggio che si nasconde dietro agli Hunger Games;

- Il 18 maggio gioca con La ragazza della metro e prova a scoprire qual è il personaggio che ti rappresenta in Hunger Games;

- Il 19 maggio, giorno di uscita del romanzo, La lettrice sulle nuvole ci parlerà di cosa i lettori si aspettano da questa storia;

- Il 20 maggio scopri cosa si nasconde nei distretti insieme a Silvia tra le righe;

- Il 21 maggio scopri la recensione del prequel su tutti i blog partecipanti;

- Il 22 maggio Flavia's diary analizza la visione dell'uomo anestetizzato di fronte alle tragedie, quanto la nostra società è diventata passiva?;

- Il 23 maggio scopri con La cantastorie dei boschi quanto sia disposto a fare l'uomo pur di sopravvivere;

- Il 24 maggio fermati ne Il mondo di sopra e scopri la perdita di se stessi che avviene nei personaggi di Hunger Games;

- Il 25 maggio scopri Libri di cristallo che ti porta all'interno dei romanzi precedenti;

- Il 26 maggio scopri Letture a pois che ti porta a conoscere il potere politico e la sua corruzione.




lunedì 11 maggio 2020

Recensione "Storia di chi fugge e di chi resta" di Elena Ferrante.


Ciao a tutti lettori!
Con mio rammarico le giornate stanno diventando ogni giorno più afose. Personalmente spero che la primavera e l'estate passino in fretta, perché voglio tornare presto ad indossare i miei caldi e morbidi maglioni invernali. Nel frattempo dovrò resistere all'aria calda e umida della pianura osservando con nostalgia le foto di paesaggi innevati. 
A parte questa breve digressione, oggi ho deciso di pubblicare il mio pensiero in merito al terzo volume della tetralogia di Elena Ferrante. 



Titolo: Storia di chi fugge e di chi resta
Autore: Elena Ferrante 
Prezzo: 19,50 €
Pagine: 384
Editore: E/O
Voto: 4/5 🌸





Trama:
Lenù e Lila sono diventate donne intraprendendo due percorsi di vita differenti.
Lila, assieme al proprio figlio Gennaro, ha lasciato il marito e l'agiatezza per essere libera. Lenù, invece, è fuggita dal rione per andare a studiare alla Normale di Pisa e, in seguito, ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto.
Tuttavia le loro esistenze non si sono mai realmente separate.



Recensione:
Elena Greco, detta Lenù, e Raffaella Cerullo, detta Lila, hanno abbandonato gli abiti della fanciullezza per indossare quelli dell'età adulta. 
Entrambe hanno vissuto con la comune volontà di fuggire dalla miseria e dagli sporchi affari del rione in cui sono cresciute e, dopo svariati anni e attuando scelte di vita differenti, ci sono riuscite. 
Lila si è allontanata dalla casa coniugale che ha condiviso con il marito Stefano Carracci e, assieme al figlio Gennaro, vive con il suo nuovo compagno Enzo in una piccola e mal ridotta abitazione presso San Giovanni a Teduccio. In questo modo ella ha rinunciato a una vita agiata per poter ottenere la libertà. La libertà tanto agoniata, però, le impone un'esistenza faticosa e colma di rinunce. Ciò nonostante questa nuova realtà non pesa alla giovane donna, la quale predilige osservare le proprie mani rovinate e ruvide a causa dei calli, causati dal duro lavoro svolto presso la fabbrica di salumi di Bruno Soccavo, piuttosto che accarezzarsi i lividi violacei sul volto per le percosse infieritele dal marito. Lenù, invece, è scappata da Napoli grazie alla propria ambizione. Ella, in particolare, ha proseguito gli studi presso la Normale di Pisa, ha pubblicato un libro che ha riscosso grande successo ed è fidanzata a Pietro Airota, un giovane studioso proveniente da una nota famiglia della borghesia intellettuale. 
Le loro vite non sono mai state così distanti, eppure le loro esistenze rimangono sempre e inevitabilmente intrecciate. La loro amicizia, quindi, non si è mai allentata, anche se ora è nutrita solo da sporadiche chiamate. 
Ad ogni modo, Lenù è perennemente ossessionata dall'ombra dell'amica. Ella, nonostante i traguardi raggiunti nello studio, si sente ancora intellettualmente inferiore a Lila, che da parte sua non ha potuto proseguire con gli studi oltre la quinta elementare. Lila, difatti, riesce comunque a dimostrare la sua innata intelligenza nelle, più o meno, banali scelte quotidiane. È brillante in ogni ambito, perché la sua dedizione e caparbietà non conoscono limiti. Dall'altro canto invece Lenù si commisera e non riesce mai realmente ad essere felice, proseguendo a paragonare la propria vita a quella di Lila, con la comune e costante conclusione per cui reputa la propria esistenza più misera e mal vissuta. 
In questo terzo volume è quasi assente la realtà del rione da cui le due donne provengono. Difatti, la trama del libro si concentra sulla figura di Lenù, la quale cammina tra le strade di Pisa e, successivamente, di Firenze. Invero, l'eco di quanto sta accadendo nel rione sopraggiunge per varie vie all'orecchio di Elena. 
Questo terzo tomo è quello che meno mi ha entusiasmata dell'intera quadrilogia. La narrazione è molto lenta, anche se la fluidità della scrittura di Elena Ferrante non rende mai noiosa la lettura dei suoi romanzi. 
In questo volume, inoltre, l'ambito politico è oggetto di svariati capitoli, circostanza che non ha riscontrato il mio personale apprezzamento. Storicamente le vicende raccontate dall'autrice sono collocate alla fine degli anni '70 del secolo scorso, periodo ricordato per gli scontri tra i fascisti e i comunisti, per le prime rivolte studentesche, per le lotte per i diritti dei lavoratori e per l'insorgere dei primi movimenti femministi. Insomma, Lenù e Lila vivono in uno dei momenti storici che ha portato a un modo di vivere differente, drasticamente diverso da quello a loro fino ad ora conosciuto e in cui sono cresciute. 
In ciò, però, il lettore non può fare a meno di essere, come sempre, attanagliato da un'ambivalenza, poiché da una parte ammira e, allo stesso istante, invidia la tenacia di Lila, ma inesorabilmente rispecchia se stesso in Lenù, una donna fragile e comune che spesso fatica a trovare la propria strada e il coraggio necessario per intraprederla.