giovedì 21 febbraio 2019

Recensione "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban".

Ciao a tutti lettori! 
Quest'anno tra i miei propositi libreschi ho deciso di aggiungere la rilettura dell'intera saga di J. K. Rowling. 
Nell'ultimo mese del 2018 avevo condiviso sul blog la recensione del primo tomo, mentre nel mese di gennaio avevo pubblicato il mio scritto riguardante il secondo libro. Oggi, invece, vi presento il mio pensiero sul terzo volume, il quale è uno dei capitoli dell'avventura di Harry Potter da me più adorati.


Titolo: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Autore: J. K. Rowling 
Prezzo: € 15
Pagine: 392
Editore: Salani
Voto: 5/5 🌸




Trama:
Harry Potter con una magia fa accidentalmente gonfiare il corpo di Marge Dursley, la sorella di suo zio Vernon, la quale lo aveva ripetutamente umiliato fino a fargli perdere il controllo sui suoi poteri. 
Successivamente, il ragazzo scappa dalla casa dei Dursley e punta la bacchetta verso il ciglio della strada, dove, con sua enorme sorpresa, appare il Nottetempo, un autobus magico che lo conduce fino a Londra. 
Nel frattempo, sull'autobus, Harry sente parlare della notizia che sta sconvolgendo il mondo magico, ossia il pericoloso criminale Sirius Black è evaso da Azkaban, la prigione dei maghi.



Recensione:
Il terzo volume della saga di Harry Potter è uno dei miei preferiti, poiché in questo capitolo inizia ad apparire la complessità della trama ideata da J. K. Rowling. 
J. K. Rowling con una scrittura semplice ha costruito una storia intricata e ricca di arcani da svelare. 
Harry Potter è un ragazzo la cui esistenza è aggravata da un pesante fardello che ha inconsapevolmente acquisito durante la sua infanzia.
La suddetta responsabilità che ha ricevuto in eredità dal sacrificio dei suoi genitori lo conduce ad essere un bambino noto nella comunità dei maghi, ma, allo stesso istante, viene identificato come un ragazzo in perenne pericolo. Difatti, la professoressa Sibilla Cooman, docente di Divinazione ad Hogwarts, incomincia a prevedere la morte del giovane e lo ammonisce dell'avvento di un imminente minaccia.
Harry è spaventato dalle parole della professoressa Cooman, ma cerca di proseguire serenamente la propria quotidianità, studiando per gli esami magici ed allenandosi per le future partite di Quidditch.
Tuttavia, quest'anno, la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è attorniata dai Dissenatori, delle creature oscure e diaboliche che il Ministero della Magia ha ingaggiato per tutelare gli alunni dall'evaso Sirius Black.
Silente è contrario a questa drastica soluzione ed accetta malvolentieri l'ausilio di questi esseri, i quali spesso trasgrediscono le limitazioni stabilite dal preside.
Accanto ai Dissenatori, Hogwarts accoglie un nuovo professore, Lupin, come insegnante di Difesa contro le Arti Oscure. Harry, Ron ed Hermione sono univocamente concordi sul non sottovalutare il nuovo docente e decidono di osservarlo a distanza per comprendere alcuni dei suoi strani atteggiamenti.
Il terzo anno scolastico cala su Hogwarts un velo cupo e all'interno delle mura del palazzo gli studenti sono testimoni di fatti sinistri ed inspiegabili.
Ron ed Hermione aiuteranno Harry ad affrontare le sue paure e lo sosterranno a scovare l'esatta soluzione ai nuovi enigmi ed alle imminenti prove che dovranno superare. 
In passato Harry Potter è stato costretto a combattere contro le forze del male, ma solo in questo terzo tomo diventa consapevole della terrificante realtà alla quale deve far fronte.
Una Giratempo sarà fondamentale per salvare due amici ed Harry scoprirà di non essere solo, poiché una parte della sua famiglia è, infatti, sopravvissuta.

lunedì 18 febbraio 2019

Recensione "La lettera scarlatta".


Ciao a tutti lettori!
Oggi vi racconto il mio combattuto pensiero inerente alla famosa opera di Nathaniel Hawthorne.


Titolo: La lettera scarlatta 
Autore: Nathaniel Hawthorne 
Prezzo: 7,90 €
Pagine: 293
Editore: Dalai Editore
Voto: 3/5 🌸



Trama:
Hester Prynne ha dato alla luce una bambina, Pearl, nonostante il marito sia assente da anni dalla città, e per questa ragione ha affrontato un processo per adulterio. 
L'esito del processo dichiara che Hester debba essere esposta alla pubblica umiliazione vestendo sul petto una lettera "A" scarlatta, la quale identifica il termine "Adultera".


Recensione:
Il tomo "La lettera scarlatta", pubblicato nel 1850, è un classico della letteratura statunitense scritto da Nathaniel Hawthorne. 
Il libro è preceduto da un'introduzione, intitolata "La dogana", nella quale lo scrittore, un alter-ego di Hawthorne, finge di aver trovato i documenti e le carte che raccontano la storia di Hester Prynne e ne provano l'autenticità. Il narratore, inoltre, sostiene che quando toccò la lettera ricamata, trovata a sua volta assieme alle suddette carte, aveva provato "un calore bruciante... come se la lettera non fosse di panno scarlatto, ma di ferro arroventato fino a diventare rosso".
L'opera è ambientata nell'Inghilterra puritana e retrograda del XVII secolo e racconta la storia di Hester che, dopo aver commesso adulterio, diventa madre di una bambina, di cui si rifiuta di rivelare l'identità del padre, e lotta quotidianamente per crearsi una nuova vita.
Nathaniel Hawthorne esplora i postulati della legalità e della colpa del 1600 ed enuncia, con un'evidente critica, le motivazioni che hanno condotto la società del passato a punire la donna tramite una sentenza degradante verso alcuni di quelli che successivamente verrano identificati come i diritti fondamentali della persona umana, come ad esempio la tutela della dignità. 
Ho deciso di approcciarmi al suddetto volume poiché il film del 1995 del regista Roland Joffé è una delle pellicole cinematografiche che più adoro riguardare.
Tuttavia, come spesso accade, il cartaceo e la sua trasposizione cinematografica sono differenti sotto svariati aspetti.
Difatti, il libro di Nathaniel Hawthorne scandaglia attentamente l'animo di Hester Prynne, ma non dedica eguale attenzione verso gli altri protagonisti della vicenda e non vengono descritti gli eventi che hanno condotto al processo.
Gli attimi previ alla condanna ed il passato della donna non sono menzionati e sono nascosti dallo sguardo curioso del lettore. Tuttavia l'oblio creato da Nathaniel Hawthorne crea delle serie difficoltà ad affezionarsi ai desideri dei personaggi. Infatti, Hester Prynne, figura femminile amata nel film, non ha invece ottenuto il mio medesimo affetto durante la lettura dell'opera.
La lettura delle pagine del libro non è stata scorrevole, poiché i difetti sopra menzionati hanno inciso a tramutare il mio primario entusiasmo in un sentimento di apatia e disinteresse, sebbene Nathaniel Hawthorne sia maestro nell'arte della scrittura. Nondimeno, ho voluto comunque leggere il volume nella sua interezza sperando di poter cambiare la mia opinione in merito, seppur ciò non sia poi avvenuto.


sabato 16 febbraio 2019

Recensione "Il principe e il povero".


Ciao a tutti lettori! 
Oggi vi propongo la Rubrica creata da me e da Cristina del blog ilmondodicry.blogspot.it.


"Le letture delle fate del Bosco Atro".



Titolo: Il principe e il povero 
Autore: Mark Twain 
Prezzo: 9,50 €
Pagine: 288
Editore: Mondadori
Voto: 5/5 🌸




Trama:
Inghilterra , XVI secolo, nello stesso giorno nascono due bambini. 
Il primo è Edoardo VI, discendente del re Enrico VIII, mentre il secondo è Tom Canty, figlio di un criminale e destinato ad una vita povera e misera. 
Un giorno, i due ragazzi si incontrano e, divertiti dalla loro somiglianza fisica, decidono di scambiarsi momentaneamente le vesti. Tuttavia, a causa di un imprevisto, Tom sarà costretto ad assumere il ruolo del principe Edoardo, mentre il giovane rampollo reale sarà obbligato a sopravvivere tra le povere vie di Londra.


Recensione:
"Il principe e il povero" è un classico della letteratura inglese in cui viene narrata la tematica dello scambio di personalità e ruolo che avviene tra un povero ragazzo ed un futuro re.
Mark Twain ha ideato una trama che successivamente è stata utilizzata in differenti trasposizioni cartacee e cinematografiche.
Il disguido creato dai due giovani sarà l'origine di avventure e peripezie nelle quali i due protagonisti saranno posti di fronte a delle gravi problematiche.
Tom sarà costretto ad apprendere le lingue ed i postulati a lui estranei, a dimostrare prontezza nelle proprie decisioni e ad approcciarsi con atteggiamenti fini ed educati, sintomatici del ruolo da lui rivestito.
Edoardo, invece, dovrà nascondere il proprio linguaggio aulico e le movenze regali per celare la propria identità e sorpavvivere tra i vicoli oscuri e malfmati di Londra.
Il lettore potrà osservare ambedue le situazioni. Difatti, Mark Twain descrive la storia attraverso l'estrinsecazione dei pensieri e delle sensazioni di entrambi i soggetti della vicenda.
La lettura del libro è scorrevole e coinvolgente.
Personalmente ho amato scoprire i due mondi che hanno composto l'Inghilterra nel XVI secolo, i quali sono descritti con estrema realtà, poiché Mark Twain ha soffermato il proprio sguardo soprattutto sugli aspetti più cupi e crudi delle due realtà. 
Infine, specifico che i dettami giuridici e le fonti storiche inserite all'interno del tomo sono quasi completamente riprese da atti o fatti realmente accaduti.



Personaggio preferito:
Tom Canty. 
Egli è un ragazzo dolce e intelligente. 
Ho apprezzato la sua innocenza e la sua bontà d'animo, caratterizzazioni che si sono dimostrate nella dedizione e nell'impegno che egli ha riposto attuando delle importanti modifiche alla legge vigente. 

Personaggio meno amato:
John Canty. 
John, il padre di Tom, è un uomo volgare, violento e malvagio nonché un assassino.
Ho detestato ogni sua singola azione descritta all'interno delle pagine del libro di Mark Twain. 

Annunci:
Il prossimo appuntamento è fissato per il giorno 15 aprile con il libro "Gli sporcelli" di Roald Dahl. 

Mi raccomando, passate a leggere quanto scritto da Cristina!

Un bacio dalla Cantastorie dei boschi!

giovedì 14 febbraio 2019

Recensione "Beren e Lúthien".

Ciao a tutti lettori!
Oggi è San Valentino e per commemorare la giornata più romantica dell'anno ho deciso di presentarvi il mio pensiero inerente al libro "Beren e Lúthien" di J. R. R. Tolkien.
Dal momento che io e Stefano festeggiamo questa giornata, approfitto di queste poche righe per dirgli che lo amo nella stessa misura in cui Lúthien fu innamorata di Beren.

Titolo: Beren e Lúthien 
Autore: J. R. R. Tolkien 
Prezzo:  22 €
Pagine: 306
Editore: Bompiani
Voto: 5/5 🌸




Trama:
L'amore nato nei cuori di Beren, un umano della Terra di Mezzo, e di Lúthien, un'elfa di stirpe regale, fu osteggiato dal padre della fanciulla, il quale si rifiutò di concedere al mortale Beren la mano della figlia immortale. 
Tuttavia, consapevole di non poter contrastare per sempre i due innamorati, egli sfidò l'umano a portargli uno dei Silmaril della Corona di Morgoth, promettendogli in cambio la sua benedizione. 

Recensione:
In questo volume Christopher Tolkien, figlio di J. R. R. Tolkien, ha raccolto i frammenti delle opere del padre aventi ad oggetto la leggenda della storia d'amore di Beren e Lúthien. 
Il racconto stesso ha subito dei cambiamenti e si è evoluto assieme all'orizzonte della Terra di Mezzo. 
Christopher Tolkien, quindi, per mostrare la vitalità di questo nucleo narrativo, ha scelto di accorpare i vari documenti, ai quali ha affiancato una spiegazione. Difatti, il libro "Beren e Lúthien" può essere considerato come un trattato, poiché in esso viene pedissequamente analizzata la romantica leggenda creata da J. R. R. Tolkien. 
Premetto che per poter apprezzare l'opera è necessario conoscere quantomeno la storia della saga de "Il signore degli anelli", poiché altrimenti il volume risulterà di difficile comprensione. Beren e Lúthien vivono in un'epoca precedente rispetto ai personaggi de "Il signore degli anelli", ma la previa lettura della suddetta trilogia dona al lettore delle conoscenze basilari che lo rendono conscio del mondo creato da Tolkien.  
All'interno del tomo troviamo pagine scritte tramite la tecnica narrativa della prosa, della poesia o del sonetto, accezione che fa maggiormente comprendere al lettore quanto sia ricca e variegata l'opera di "Beren e Lúthien". 
Il libro è altresì arricchito dalle meravigliose immagini di Alan Lee, le quali adornano la trama di epicitá. 
Christopher Tolkien, nel volume, non manca di sottolineare la passione del padre per la scrittura, donando anche vari aneddoti sul complesso lavoro che ha portato J. R. R. Tolkien ad essere ricordato come uno degli autori capisaldi del genere letterario fantasy. 
La storia d'amore condivisa tra Beren e Lúthien è stata una delle leggende più sentite a livello emotivo dallo scrittore, il quale ha perfino scelto di incidere sulla propria tomba e su quella della moglie i nomi di questi due personaggi, per rammentare ai posteri che il loro amore è stato puro e sincero come quello esistente tra il mortale umano e la sua amata elfa. 
La leggendaria storia d'amore di Beren e Lúthien è dolce ed intensa allo stesso istante e mi ha commossa nel profondo dell'animo. 

giovedì 7 febbraio 2019

Recensione "The walking dead - 1. I giorni perduti".


Ciao a tutti lettori! 
Nel mese di dicembre ho incominciato a guardare insieme a Stefano la serie televisiva da lui più amata, "The walking dead". 
Gli episodi mi hanno intrigata e, per questo motivo, ho deciso di recuperare anche la lettura della versione cartacea della storia stessa. 
Seppur, tengo a precisare, che la serie televisiva è liberamente ispirata all'opera di Robert Kirkman, poiché con il susseguirsi degli episodi i due racconti divergono sotto vari aspetti.


Titolo: The walking dead - 1. I giorni perduti
Volume: 1
Autore: Robert Kirkman
Disegni: Tony Moore
Prezzo: 12,50 €
Pagine: 140
Editore:  Saldapress
Voto: 5/5 🌸



Trama:
L'agente Rick Grimes, gravemente ferito, cade in coma.
Quando riapre gli occhi il mondo è popolato da cadaveri ambulanti che si nutrono dei vivi. Il morso di questi esseri inesorabilmente è capace di tramutare i soggetti in mostri similari ad essi.
Spaventato ed angosciato dalla nuova realtà, Rick fugge dall'ospedale per trovare le risposte ai suoi quesiti.



Recensione:
"The walking dead", a discapito del titolo stesso, non racconta una storia avente come protagonisti i "morti camminanti", ossia, come noi siamo soliti nominarli, gli "zombie".
All'interno del fumetto sono gli esseri umani ad essere i personaggi principali delle vicende.
La narrazione è ambientata nel nostro periodo storico, ma raffigura una realtà differente rispetto a quella in cui noi viviamo. 
Gli uomini coesistono con i "vaganti", ossia dei cadaveri ambulanti e putrefatti che si nutrono degli esseri umani. Il loro morso è letale, ma la mutazione in zombie avviene anche con la semplice morte, poiché l'organismo degli uomini è ormai irrimediabilmente condannato a tramutarsi in un "mostro azzannatore". 
Il titolo e la suggestione che può derivare da esso potrebbero ingannare lo spettatore ad attendersi una storia macabra e raccapricciante. L'opera è, in realtà, un'analisi della psiche e delle condotte degli individui. 
La suddetta apocalisse rende l'uomo consapevole della propria fragilità e lo denuda del potere e della sicurezza previamente acquisiti tramite le innovazioni tecnologiche. 
Per sopravvivere Rick Grimes deve utilizzare il proprio intelletto, ma talvolta sarà costretto ad esplicare delle scelte pericolose che lo condurranno a scoprire la parte sopita e malvagia del proprio animo. 
"The walking dead" analizza tutte le sfaccettature dell'animo umano. Difatti, spesso la sensazione di disgusto non è conseguenza dei disegni tetri dei vaganti, ma è scaturito dal comportamento dei protagonisti. 
La moralità e l'etica del lettore sarà duramente messa a prova, ma é in questa accezione che si traduce la bellezza del fumetto di Robert Kirkman. 
Robert Kirkman specifica nelle prime pagine di presentazione dell'opera che il proprio intento non è quello di spaventare il lettore, ma di mostrare come i principi posti dall'uomo alla base di una società civile possano essere distrutti a seguito dell'avvento di inaspettate calamità.

"The walking dead" segue il lungo viaggio di Rick Grimes, un vice-sceriffo di Cynthiana, nel Kentucky, in un nuovo mondo che ineluttabilmente lo cambierà.

lunedì 4 febbraio 2019

Recensione "Il sognatore".

Ciao a tutti lettori!
Oggi vado a raccontarvi il mio pensiero inerente al primo libro che ho concluso nel 2019.
Le pagine de "Il sognatore" di Laini Taylor mi hanno accompagnata in un bellissimo viaggio effettuato nelle ultime giornate del 2018 tra le città di Lecco e Como in compagnia di Stefano. Questa accezione mi condurrà sempre ad osservare il volume con un sorriso, poiché inesorabilmente mi sospingerá a rammentare i meravigliosi attimi che ho condiviso con Stefano.

Titolo: Il sognatore 
Autore: Laini Taylor 
Prezzo: 14,50 €
Pagine: 524
Editore: Fazi
Voto: 5/5 🌸




Trama:
Lazlo Strange è un orfano che è cresciuto sotto la guida di alcuni monaci austeri, i quali hanno cercato di estirpare dalla sua mente ogni frivola fantasia. 
Tuttavia, il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano sulla città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni. 
I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione ed, una volta diventato bibliotecario, alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. 
Un giorno un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dei, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, e per Strange, chiamato da tutti "il Sognatore", si delinea l'opportunità di vivere l'avventura che da anni anelava.

Recensione:
L'opera narra la storia di Lazlo Strange, un ragazzo caratterizzato da una fervida immaginazione e, per questa accezione, conosciuto per lo pseudonimo de "Il sognatore". 
Lazlo è affascinato dalle leggende, è un appassionato lettore e trascorre le ore della propria giornata immerso tra le pagine ingiallite ed impolverate dei pesanti tomi della Grande Biblioteca nel tentativo di trovare delle ulteriori informazioni sulla città perduta di Pianto. 
Egli è affascinato, o meglio ossessionato, dalla suddetta leggendaria città e spera ardentemente di poterla vedere con i propri occhi. 
Laini Taylor ha tracciato una storia onirica, utilizzando vocaboli e metafore che hanno tramutato il suo racconto in un sogno. 
La prosa è lenta e ricca di descrizioni, circostanze che non hanno riscontrato un mio disappunto, ma anzi sono stata entusiasta di poter ricavare dal romanzo tanti particolari e chiarificazioni che mi hanno reso possibile la raffigurazione del mondo descritto da Laini Taylor. 
Il libro propone allo spettatore i diversi punti di vista dei vari personaggi che popolano la storia, permettendo al lettore di comprendere le sfaccettate sensazioni dei soggetti. Rappresentare la medesima scena attraverso i diversificati pensieri ed angolazioni sensoriali dei protagonisti ha garantito la chiarezza della totalità degli eventi. 
La storia descritta all'interno delle pagine del tomo è innovativa e peculiare nel suo genere. 
La soglia tra le forze benigne e malefiche è sottile, quasi inesistente. All'interno del libro è, infatti, assente una drastica divaricazione tra i personaggi identificabili come buoni ed ingenui rispetto a quei individui caratterizzati da un animo maligno e crudele. Quest'ultima accezione pone nell'animo del lettore un enorme dubbio su chi considerare come innocente e, dunque, degno di tutela. 
L'amore è il sentimento cardine su cui vengono instaurati gli eventi dell'opera. La devozione e la lealtà nei confronti della propria famiglia e la passione e lo struggimento condiviso tra due amanti, sono solo alcune delle varie declinazioni dell'amore che Laini Taylor pone sulla carta. 
"Il sognatore" è stato il primo libro che ho concluso nel 2019 ed è uno dei tomi più belli che io abbia mai letto nella mia vita. 
Vi consiglio caldamente di recuperare il suddetto volume, soprattutto perché il 14 febbraio sarà disponibile in libreria "La musa degli incubi", secondo ed ultimo volume della duologia della meravigliosa storia di Lazlo Strange. 
Io sto attendendo con trepidazione l'avvento della suddetta giornata per poter correre in libreria e comprare la mia copia personale. 


domenica 3 febbraio 2019

La Cantastorie dei boschi.

Ciao a tutti lettori!
Oggi mi sono seduta alla scrivania spinta dal desiderio di accontentare una vostra richiesta. 
Nell'ultimo periodo alcuni di voi mi hanno domandato di mostrarvi chi si celasse dietro lacantastoriedeiboschi.blogspot.it 
Tuttavia, per svariati motivi, prima d'ora non avevo mai realmente preso in considerazione l'idea di raccontarmi in uno scritto.

La Cantastorie dei boschi sono io, Diletta.

Ho 24 anni, sono nata il 10 settembre del 1994 a Lodi, una città lombarda vicina a Milano, ed abito in un piccolo paese limotrofe.
Fin da piccola ho sempre dimostrato di essere una bambina esuberante, solare e testarda. 
Ammetto di non essere stata semplice da gestire, perché difficilmente accettavo di comprendere cosa gli adulti volessero insegnarmi, ma a mia discolpa posso assicurarvi che, nonostante i miei capricci, li amavo teneramente. 
Correvo, saltavo, ridevo sguaiatamente, avevo sempre i capelli in disordine e i jeans strappati, ero un vero disastro. 
Mia mamma, Silvia, ha avuto l'arduo compito di svolgere entrambe le figure genitoriali. 
La mia "maman", come sapete sono solita nominarla, è la donna a cui faccio costantemente riferimento per ricevere dei consigli o per rilevare un sincero responso ai miei dubbi. Ella mi ha cresciuta e condotta a diventare la persona che oggi sono, educandomi ad essere gentile, onesta e leale nei confronti degli altri individui. La sua dolcezza e le sue premure sono state il nutrimento grazie ai quali sono cresciuta in un ambiente amorevole. 
La sua figura, solida ed allo stesso istante fragile, mi ha sorretta nei momenti più bui della mia vita e mi ha incoraggiata a credere nelle mie potenzialità. 
Le sue braccia e le sue mani hanno sempre identificato un sicuro riparo dai tormenti della mia quotidianità e di quelli di mia sorella Dania
Dania ha cinque anni in più di me ed è stata la mia prima amica, quella che ancora oggi considero essere la più sincera. 
Una sorella è il dono più bello che potessi chiedere di trovare quando sono nata. 
Dania è stata costantemente presente nell'ombra nella mia persona, mi ha osservata mentre imparavo a camminare, pronta a sorreggermi se fossi caduta, e, seduta al mio fianco, era vicina quando tentavo di imparare l'inglese e, pur di aiutarmi, fingeva di conoscere egregiamente la lingua ed a sua volta faticava per essermi d'aiuto. 
Lei ha sempre creduto in me, ancora prima che potessi capire da sola come farlo. 
Io, mia mamma e mia sorella ci identifichiamo con il pseudonimo di "Piccole donne", poiché paragoniamo il nostro affetto sincero a quello descritto nell'opera di L. M. Alcott. 
Accanto a noi abbiamo avuto una nonna ed un nonno materni buoni e disponibili, che ci hanno amate e cullate, facendoci dimenticare il vuoto che nel nostro cuore ci faceva inesorabilmente sentire non desiderate e non apprezzate a causa dell'assenza di un padre. 
Le bambole sono state la mia più grande passione, finché mia mamma non mi ha insegnato ad amare i libri.
Tuttavia, in realtà, il mio pensiero è stato per parecchi anni incentrato su otto ruote.
Compiuti i sei anni mia mamma mi ha iscritta ad una scuola di pattinaggio artistico a rotelle e da quel momento la mia vita ha preso una via che ha sconvolto drasticamente la mia esistenza.
I pattini sono stati lo strumento che ho calzato per sedici lunghi anni.
I primi passi sulle ruote li ho effettuati a Lodi, dove ho trascorso molto anni ad allenarmi e a prepararmi in vista delle gare annuali, finché ho sentito la necessità di dover fare un piccolo passo in avanti spostandomi a Saronno. 
Nella società agonistica milanese ho trovato due allenatori che mi hanno insegnato ad essere paziente, a non demordere ed a lottare per superare quel limite che mentalmente ero solita pormi.
L'anno che ho trascorso come allieva a Saronno ha profondamente mutato il mio essere sportiva e donna in generale. 
La mia passione per il pattinaggio era palpabile quando iniziava ad echeggiare la musica della mia coreografia nel palazzetto ed iniziavo a scorrere per la pista. 
Ho sempre avuto una innata propensione verso la danza, motivo per cui il mio coach mi ha presentato la coreografa che mi ha iniziata alla danza sui pattini.
Tra i passi veloci e forti di un tango e quelli lenti e leggiadri di un valzer ho corso verso il mio obiettivo, ossia riuscire ad esibirmi a Roccaraso, ossia ai Nazionali della Federazione.
I sacrifici sono stati tanti, le rinunce ingenti, il dolore fisico incessante, ma ero felice ed appagata.
Vivevo in macchina sfrecciando tra Brescia e Modena, studiavo nelle sporadiche ore libere, ma ero inebriata dall'adrenalina che sentivo scorrere nel mio sangue. 
Nel frattempo, a Crema ho concluso il quinquennio del liceo scientifico e, con il diploma nelle mani, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza.
Mi sono sempre dedicata con apprensione ai miei studi, ma all'età di ventidue anni ho dovuto fare quella che, fino ad ora, è stata la decisione più sofferta della mia vita.
Ho scelto di nascondere i pattini in un angolo della casa e di dedicarmi completamente agli esami universitari.
Ho rifiutato alcune proposte arrivate dal mondo del pattinaggio per poter completare il percorso che, ad ora, rappresenta il mio più importante obiettivo, ossia la laurea. 
Quando ho abbandonato le mie scarpette con le ruote per i primi mesi sono stata spaesata e demotivata. 
Come in ogni momento difficile della mia vita ho cercato la pace nelle pagine di un libro, finché, un anno dopo, decisi di portare una modifica repentina nella mia quotidianità.
Perdere il pattinaggio mi ha privata di quella che pensavo essere l'identificazione più ampia e completa del mio essere, "una pattinatrice", ma questa profonda menomazione mi ha in realtà donato la possibilità di riscoprirmi e di comprendere che non ero solo una dedita sportiva. 
Questa importante epifania è sopraggiunta una domenica mattina, precisamente il 29 ottobre del 2017, quando ho inaugurato, dopo tante paure, lacantastoriedeiboschi.blogspot.it 
Il blog mi ha permesso di capire che non dovevo dichiararmi meramente come una studentessa ed una mancata pattinatrice, bensì potevo rinnovarmi e ricominciare da un nuovo ambito. 
Ancora oggi mi stupisco del coraggio e del pizzico di ingenuità con il quale ho scherzosamente aperto la mia personale pagina del web. 
Non pretendo di diventare importante nel mondo dell'editoria, non anelo a raggiungere un determinato numero di seguaci, ma desidero semplicemente dar voce alla mia anima ed ai miei pensieri. 
Come potete intuire le mie più grandi passioni sono la lettura e la scrittura. 
Nel poco tempo libero sto tentando di scrivere un libro, ma il lavoro è solo abbozzato ed impiegherò svariati anni per completarlo ed essere pienamente soddisfatta del mio prodotto, ma il mio cuore spera di poter un giorno vedere la copertina della mia opera visibile negli scaffali delle librerie.
I libri e la scrittura raffigurano la mia persona, seppur non rappresentino l'impiego professionale che anelo ottenere nel mio futuro. Tuttavia, per scaramanzia, su questa ultima accezione preferisco non aggiungere ulteriori dettagli. 
Sono una sognatrice ed un'inguaribile romantica, ma, allo stesso istante, nella mia vita sono razionale e riflessiva. 
Infine, ma non per importanza, vi presento Stefano, anche se in realtà è spesso nominato nei miei articoli. 
Io e Stefano ci siamo conosciuti tre anni fa, precisamente il 12 settembre 2015, durante una festa organizzata da un paese vicino a dove entrambi abitiamo. 
Mi piace pensare che il nostro incontro è stato premeditato dal destino, che siamo nati per trovarci e riconoscerci, poiché nel corso degli anni precedenti ci sono state tante occasioni in cui avremmo potuto imbatterci uno nell'altra, ma le nostre esistenze non si sono mai incrociate prima di quella sera. 
Similare a "Le pagine della nostra vita" di Nicolas Sparks ci siamo intravisti vicino alle autopiste. 
Nell'attimo in cui ho incontrato il suo sguardo ho percepito nel cuore e nell'anima una strana sensazione, come se avessi finalmente ritrovato qualcuno che stavo cercando da tanto tempo. 
Nessuna storia inizia con semplicità, e la nostra è stata caratterizzata da un reciproco inseguimento. Entrambi abbiamo incominciato a cercarci per via trasverse, tentando di scoprire dove sarebbe stato l'altro, finché, dopo alcuni vani espedienti, inaspettatamente per entrambi ci siamo rivisti. 
Da quel momento abbiamo iniziato a condividere ogni attimo delle nostre giornate, ci siamo conosciuti, abbiamo imparato a comunicare ed a comprendere l'umore ed i sentimenti dell'altro. 
Non parlerò di compromessi, poiché non ho mai sentito la necessità di accettare o sopportare dei suoi atteggiamenti. 
Il nostro affetto è composto di momenti condivisi, semplici, non artificiosi o eccessivamente pomposi, durante i quali apprezziamo la compagnia uno dell'altra e non perdiamo tempo a litigare o a creare problemi, ma cerchiamo sempre di rispettare l'altra persona. 
Non siamo una coppia perfetta e non voglio idolatrare il nostro rapporto, ma ci vogliamo bene ed abbiamo considerazione ognuno delle inclinazioni e dei desideri dell'altro, questa penso sia la nostra chiave vincente. 
Stefano è un ragazzo straordinario e mi colma il cuore di una felicità indescrivibile ed incalcolabile. È l'uomo che completa la mia essenza. 
Ogni mattina mi sveglio con la consapevolezza di essere fortunata ad avere al mio fianco la mia famiglia e Stefano, poiché nei miei difetti riescono a scorgere il meglio di me. 
Tramite la loro presenza ed il loro supporto ho superato gli attimi più oscuri della mia adolescenza in cui sono stata vittima di bullismo, percossa e maltrattata, fisicamente e psicologicamente ed ho annientato alcune delle mie più grandi paure. 

Il mio cammino è solo agli albori, non so cosa accadrà domani e non voglio pretendere nulla in particolare, ma, nel frattempo, continuerò a vivere con gioia e amore.