lunedì 24 giugno 2019

Recensione "The walking dead - 3. Al sicuro dietro le sbarre".


Ciao a tutti lettori! 
Finalmente dopo sei mesi ho recuperato tutte le stagioni della serie televisiva "The walking dead". 
A discapito del consiglio di Stefano ho sempre avuto tante titubanze ad iniziare la visione di questa storia e, quindi, continuavo a rimandare il momento in cui mi sarei approcciata ad essa. 
Dopo un primo tentativo, però, ho istantaneamente amato la serie televisiva, motivo per il quale ora sto guardando la serie spin-off "Fear the walking dead".


Titolo: The walking dead - 3. Al sicuro dietro le sbarre
Volume: 3
Autore: Robert Kirkman
Disegni: Charlie Adlard e Cliff Rathburn
Prezzo: 13,50 €
Pagine: 137
Editore:  Saldapress
Voto: 5/5 🌸


Trama:
Dopo un lungo cammino, Rick Grimes e i suoi compagni, ormai allo stremo, giungono alle porte di un penitenziario. 
Le mura solide dell'edificio conducono Rick ad immaginare per il proprio gruppo il ritorno ad una vita serena, ma all'interno del plesso vi sono degli uomini che non desiderano condividere il suddetto luogo con degli estranei.



Recensione:
La trama del fumetto di "The walking dead", come ho indicato anche nelle precedenti recensioni, si discosta dalla storia raccontata nella serie televisiva.
Precisamente, il fumetto ha il pregio di essere più reale nel rappresentare le azioni dei protagonisti. Le loro reazioni sono, infatti, amplificate a causa degli ultimi eventi che hanno sconvolto il genere umano. Difatti, l'avvento degli zombie ha denudato gli uomini delle proprie sicurezze e li ha resi vulnerabili.
In questo volume Rick Grimes ed il suo gruppo, dopo un lungo cammino, giungono alle porte di un penitenziario. La visione delle solide mura conducono istantaneamente i personaggi ad immaginare un futuro sereno in cui poter ricominciare a vivere. Nelle loro menti il prato diventa un terreno da poter coltivare e le celle si trasformano in confortevoli stanze. Tuttavia, all'interno di esso vi sono ancora alcuni carcerati che, ovviamente, non desiderano condividere la propria fortuna.
In merito, Rick Grimes è cambiato dal primo volume ed inizia a mostrare il proprio egoismo e la propria crudeltà. Egli, infatti, non tentenna nelle proprie decisioni e non si fa più frenare da alcuno scrupolo, poiché brama fare tutto il necessario per garantire a sé stesso, alla propria moglie e al proprio figlio Carl un'esistenza il più normale possibile.
Similarmente a Rick anche tutti gli altri membri del suo gruppo hanno egoisticamente a cuore la propria sorte e quella dei propri cari.
Ad unirli, però, incomincia a sorgere un ulteriore sentimento. Essi, infatti, iniziano a formare una grande famiglia in cui si consultano ed aiutano reciprocamente per superare giorno dopo giorno l'apocalisse.
Per il genere umano si tratta di ricominciare a vivere. La tecnologia e tutte le innovazioni fino ad ora raggiunte sono eliminate e la popolazione deve cavarsela solo con la propria arguzia. In questo nuovo mondo, quindi, l'istinto e l'intelligenza sono gli unici mezzi che gli individui hanno a loro disposizione per sopravvivere e la legge del più forte torna ad essere l'unico principio su cui è fondata la società.
Robert Kirkman, grazie ai cupi disegni di Charlie Adlard e Cliff Rathburn, redige una storia drammatica, in cui prospetta le conseguenze di un mondo distopico crudele e selvaggio.
Egli inasprisce ulteriormente la storia dando voce a dei protagonisti che, nel bene e nel male, mostrano la loro vera indole. Difatti il nuovo mondo, come ho prima accennato, libera gli uomini dell'illusione di doversi dimostrare al meglio delle loro possibilità e si palesano per quello che realmente sono.
In un universo in cui le certezze sono venute a mancare, gli uomini devono resistere e sfidare la natura per prevalere sugli altri esseri viventi, poiché, come si evince soprattutto da questo terzo volume, il vero nemico non è il vagante, ossia lo zombie, ma è l'uomo stesso. 


giovedì 20 giugno 2019

Recensione "I Guerrieri d'Argento".


Ciao a tutti lettori! 
A discapito delle mie precedenti lamentele sulle giornate di pioggia, ora mi ritrovo a delirare per il caldo afoso. Avrei preferito un clima mite e fresco, ma purtroppo non sono stata accontentata. 
Tuttavia, oggi, come vi avevo anticipato in alcuni articoli, vi parlo del primo volume de "Le Cronache dei cinque Regni", la tetralogia di Elvio Ravasio.


Titolo: I Guerrieri d'Argento 
Autore: Elvio Ravasio 
Prezzo: 12,50 € in cartaceo o 7,60 € in digitale 
Pagine: 178
Editore: Gribaudi
Voto: 3/5 🌸




Trama:
Elamar, Nayla e Gotland sono tre giovani che, uniti da una profezia, affronteranno un impervio viaggio per combattere il signore delle forze oscure e degli elementi.


Recensione:
"I Guerrieri d'Argento" è il primo volume della tetralogia fantasy di Elvio Ravasio. 
Il romanzo è ambientato nelle lande di Arìshtar, un universo che rammenta il nostro periodo medievale per i costumi e gli utensili in esso descritti, in cui la magia è una componente molto importante. 
Il lettore può osservare le lande di Arìshtar tramite una cartina a colori che è allegata al tomo, che permette allo stesso di seguire con maggior consapevolezza le avventure dei tre protagonisti.
Arìshtar prospera nella pace, finché Elamar e Nayla, due ragazzi appartenenti rispettivamente ai popoli dei Cèldi e degli Emidi, vengono nominati per intraprendere un pericoloso viaggio. Inoltre, durante il loro peregrinare, incontreranno Gotland, con il quale condivideranno il restante percorso. 
Ad aiutarli giungeranno spesso vari personaggi, tra cui i sette Re delle lande, i piccoli omini, i draghi ed i guerrieri d'Argento. Il loro ausilio sarà fondamentale affinché i tre eroi possano affrontare la battaglia che vedrà schierate le forze del bene in antitesi al potere oscuro. 
I draghi sono le creature che più mi hanno affascinata nel corso della lettura. Elvio Ravasio sofferma svariate volte la sua scrittura per presentarci la bellezza dei loro corpi e le leggende correlati ad essi. Le parti del racconto in cui lo scrittore si è concentrato su queste figure leggendarie sono stati gli stralci di storia che più ho prediletto. 
Differentemente, invece, ho trovato troppo affrettato il sentimento nato tra due personaggi, ma capisco che ciò sia conseguenza dell'inesperienza dello scrittore che all'epoca stava scrivendo la sua prima opera. 
La trama nel suo complesso non è articolata e rammenta una fiaba. La scrittura dell'autore, infatti, è semplice ed utilizza un linguaggio diretto e non barocco, ideale per un pubblico giovane. Difatti, la spigliatezza dei dialoghi e delle descrizioni sono, a mio parere, ideali per i giovani lettori. 
Al riguardo, voglio precisare che il libro è anche arricchito da delle meravigliose illustrazioni a colori che hanno allietato la mia lettura, donandomi delle immagini concrete con le quali poter meglio immaginare il mondo creato da Elvio Ravasio. 
Questo primo capitolo della tetralogia mi ha piacevolmente colpita.


lunedì 17 giugno 2019

Recensione "La stanza delle meraviglie".

Ciao a tutti lettori! 
Oggi vi propongo la Rubrica creata da me e da Cristina del blog ilmondodicry.blogspot.it.

"Le letture delle fate del Bosco Atro."


Titolo: La stanza delle meraviglie 
Autore: Brian Selznick 
Prezzo: 19 € 
Pagine: 649
Editore: Mondadori 
Voto: 5/5 🌸




Trama:
In due epoche diverse, due bambini sordi sognano una vita diversa. Nel 1927 Rose fugge dalla casa paterna per raggiungere l'attrice Lillian Mayhew, mentre nel 1977 Ben, dopo la morte della madre, si mette alla ricerca del padre. 
A discapito della distanza spazio-temporale i due ragazzi non si conoscono, ma il destino li farà incontrare.


Recensione:
L'anno scorso lessi l'opera di Brian Selznick intitolata "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret", di cui trovate la recensione sul blog. 
Avendo apprezzato questo suo libro ho iniziato la lettura de "La stanza delle meraviglie" con alte aspettative, che non sono state deluse, ma anzi quest'ultimo testo l'ho adorato ancor più del precedente. 
Come per "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret", il volume "La stanza delle meraviglie" è un testo che non può essere catalogato come un semplice libro, poiché il racconto è intervallato da immagini che occupano ambedue le facciate. Per comprendere la trama, infatti, bisogna osservare attentamente i disegni, i quali non sono dei semplici orpelli del narrato, ma sono fondamentali per proseguire con la lettura del romanzo. Precisamente, in quest'opera le immagini descrivono la storia della protagonista Rose, mentre lo scritto segue le vicende dell'altro protagonista Ben.
Ben e Rose sono due bambini, entrambi sordi, che vivono in due epoche diverse, ma che sono destinati ad incontrarsi. 
I loro destini sono, infatti, intrecciati, come sono ugualmente intervallati i loro punti di vista nel romanzo. 
Brian Selznick ha dato vita ad un'opera particolare, unica nel suo genere, che, a discapito del numero di pagine, può essere letta in poche ore. 
La penna dello scrittore crea una storia onirica e fiabesca che cattura l'attenzione del lettore, poiché il racconto prosegue assieme alle sensazioni ed ai dubbi dei protagonisti. Talvolta, infatti, la storia si dilunga sulle titubanze dei personaggi, mostrando le emozioni dei ragazzi nella loro completezza. 
Ben e Rose sono accomunati dalla necessità di trovare parte della loro vita che hanno perso e senza la quale si sentono smarriti. Inoltre, essi per poter ritrovare se stessi partiranno per un viaggio pericoloso per la giovane età, ma durante il loro percorso non demorderanno mai nel loro intento. Entrambi sono, infatti, due bambini tenaci e caparbi, ma la loro sicurezza cela una grande sofferenza e un bisogno viscerale di essere amati.
Le tematiche trattate mi hanno rammentato le opere di Charles Dickens, anche per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi. 
A seguito della lettura del libro ho scoperto che esiste anche una trasposizione cinematografica del 2017, diretta da Todd Haynes, ma non ho ancora recuperato la visione del suddetto film. 
Personalmente, quindi, vi consiglio caldamente la lettura di quest'opera per la particolarità con cui è stato creata, ma anche per la meravigliosa e toccante storia che racchiude nelle sue pagine.

Personaggio preferito:
Ho adorato il personaggio di Rose. Rose è una bambina dolce che riesce tramite i propri occhi a farsi comprendere dal mondo che la circonda. Ella è alla ricerca di qualcuno che la possa amare e comprendere, senza che la sua sordità sia considerata come un problema. 
Le parti del libro in cui viene narrato il suo racconto sono state le pagine che ho seguito con maggior passione. 

Personaggio meno amato:
Non ho apprezzato il personaggio dell'attrice Lillian Mayhew, soprattutto per come si rapporta a Rose.
Ho letteralmente detestato Lillian, poiché è una donna arrogante e superba, che ha a cuore solo la propria persona. Purtroppo non posso aggiungere nessun'altro dettaglio in merito, poiché altrimenti vi svelerei parte del libro.

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Purtroppo io e Cristina a causa dei nostri impegni personali abbiamo deciso di fermare la Rubrica perché ci risulta alquanto complesso da condurre, ma presto collaboreremo assieme ad altri progetti. 


Mi raccomando, passate a leggere quanto scritto da Cristina!

Un bacio dalla Cantastorie dei boschi!

giovedì 13 giugno 2019

Recensione "La spada del destino".


Ciao a tutti lettori! 
A distanza di un anno ho ripreso in mano la lettura della saga fantasy di Andrzej Sapkowski. 
Infatti, durante il mese di maggio io e Stefano abbiamo incominciato a giocare al gdr "The Witcher 3 - Wild Hunt" ed è rinata in me la curiosità sulla storia di Geralt di Rivia. 
Quindi, ora passo a raccontarvi il mio pensiero inerente alla seconda delle due raccolte di racconti che precedono i sei volumi della saga.


Titolo: La spada del destino 
Autore: Andrzej Sapkowski 
Prezzo: 18 €
Pagine: 438
Editore: Nord
Voto: 5/5 🌸





Trama:
Geralt di Rivia è uno strigo, ossia un mutante che viene assodato come mercenario per uccidere i mostri. 
Egli lotta contro un basilisco, sopravvive a un incontro con una sirena, sgomina un'orda di goblin, ma la sua forza soccombe di fronte all'amore che egli nutre per la maga Yennefer e per la piccola Ciri.


Recensione:
Premetto il monito che sono solita rilasciare a chi mi contatta richiedendomi da quale libro iniziare per la lettura della saga di Geralt di Rivia. Prima di iniziare a leggere i sei volumi effettivi della saga è, infatti, necessario recuperare le due raccolte di racconti che preparano il lettore alla lettura della storia di Geralt di Rivia.
Sul blog è disponibile la recensione in merito alla prima antologia "Il guardiano degli innocenti".
"La spada del destino", invece, è la seconda raccolta di racconti. In questo volume, come nel tomo precedente, sono ricomprese differenti avventure che hanno scandito la vita dello strigo Geralt.
Questo secondo libro però è maggiormente incentrato sugli affetti di Geralt, infatti i personaggi principali della trama sono la strega Yennefer e la piccola Ciri. Nei differenti racconti vediamo come la vita di Geralt si intreccia a queste due donne. Dall'incontro con queste due fanciulle l'esistenza di Geralt viene scombussolata. Egli, infatti, non ha mai nutrito un sentimento profondo per alcuna persona in particolare, o meglio non ha mai accettato di potersi affezzionare ad alcuno. 
Yennefer è una maga dai capelli ricci e corvini, i cui occhi viola ed il suo profumo di uva spina e lillà hanno inesorabilmente stregato Geralt. Yennefer e Geralt condividono un amore passionale e turbolento. Difatti, il loro rapporto non è semplice ed è costellato da svariate incomprensioni. È palese l'amore sviscerale che li unisce, ma Yennefer fatica ad accettare che la loro unione dipenda meramente dal destino, ossia da una forza incontrastabile alla quale ambedue non possono fuggire.
Ciri, invece, è una piccola principessa, che fuggendo dal castello incontra Geralt, come in precedenza gli era stato predetto dalla propria balia.
Geralt sembra, quindi, predestinato a due donne, per le quali nutrirá un amore incommensurabile. 
Andrzej Sapkowski riesce a creare dei personaggi realistici, correlati da accezioni positive e negative.
In merito, l'attenzione che ha riposto in questo volume sui sentimenti dei personaggi ha reso codesti più veritieri e mi ha permesso di affezionarmi a ciascuno di loro. Difatti, talvolta mi sono anche commossa.
Altro pregio dello scrittore è inerente all'universo da lui creato. L'ambientazione, i costumi e gli utensili descritti nelle sue pagine descrivono un mondo medievale intriso di magia. Questa tipologia di scenario è tipica del genere fantasy, ma Andrzej Sapkowski è riuscito tramite i mostri e la storia da esso narrata a costituire un mondo peculiare e originale. 
Questo secondo tomo è già predisposto verso la saga che inizierà dal prossimo volume. 
La prima raccolta di racconti mi aveva un poco tediata, infatti ho deciso di continuare la lettura solamente quando ho iniziato a giocare al gdr con Stefano. 
D'altra parte "La spada del destino" contiene dei racconti più coinvolgenti ed accattivanti ed il lettore inizia a comprendere con più precisione il mondo in cui Andrzej Sapkowski fa vivere i propri personaggi.
Andrzej Sapkowski è uno scrittore polacco e questa sua saga purtroppo non è molto nota in Italia, ma vi consiglio di reperire i volumi, soprattutto poiché a breve arriverà una serie televisiva.


lunedì 10 giugno 2019

Recensione "Harry Potter e il principe mezzosangue".

Ciao a tutti lettori! 
Sono terminate le giornate di pioggia, quindi ho approfittato della veranda di casa per leggere all'aria aperta, a contatto con la natura. Questo ovviamente sarà possibile solo fintanto che non arriveranno le zanzare, poiché in quel caso non ho alcuna intenzione di leggere fuori casa!

Titolo: Harry Potter e il principe mezzosangue
Autore: J. K. Rowling 
Prezzo: € 14
Pagine: 567
Editore: Salani
Voto: 5/5 🌸



Trama:
Durante le vacanze estive Harry Potter riceve una visita da Albus Silente, il quale, dopo avergli letto il testamento del padrino Sirius Black, gli chiede di accompagnarlo in una missione, che consiste nel convincere un suo vecchio amico e collega il professor Horace Lumacorno a tornare a insegnare a Hogwarts. 
Successivamente Harry trascorre le ultime giornate festive alla Tana, la dimora della famiglia Weasley, dove assieme a Ron ed Hermione discute degli omicidi attuati dai Mangiamorte e Dissenatori per mano di Lord Voldemort.


Recensione:
Finalmente posso parlarvi del sesto libro della saga di J. K. Rowling, in assoluto il mio capitolo preferito.
In "Harry Potter e il principe mezzosangue" l'intero mondo magico è conscio del ritorno di Lord Voldemort. L'avvento del Signore Oscuro e dei suoi seguaci sta, infatti, scatenando panico e terrore, uccidendo maghi e Babbani.
Al riguardo, durante il sesto anno ad Hogwarts, Silente istruisce Harry con delle lezioni serali e gli racconta la vita di Tom Marvolo Riddle. In questo modo Harry, notte dopo notte, attraverso i ricordi del preside vede nel pensatoio Tom Marvolo Riddle scoprire di essere un mago, crescere e prendere le decisioni che lo condurranno a diventare Lord Voldemort.
Parallelamente agli ultimi tragici eventi, Harry, Ron ed Hermione vivono anche i comuni problemi che affliggono gli adolescenti. In questo frangente, infatti, Harry si innamora perdutamente di Ginny Weasley e soffre nel vederla mentre frequenta altri ragazzi.
Ginny Weasley è, a mio parere, uno dei personaggi più belli dell'intera saga. Ella è caratterizzata da un carattere forte, è testarda, determinata ed arguta. Non è più la bambina timida ed impaurita dei primi volumi, ma si è trasformata in una donna caparbia e sicura di se stessa, che saprà egregiamente supportare Harry, soprattutto nella parte finale del volume.
Ugualmente ad Harry anche Ron ed Hermione soffrono per le stesse pene d'amore e faticano a trovare l'armonia nel loro rapporto. 
Tuttavia, cardine del tomo è un libro di pozioni firmato dal "Principe Mezzosangue" che contiene delle fitte annotazioni su come preparare egregiamente i preparati e degli appunti su alcuni pericolosi incantesimi. Hermione è assolutamente contraria all'utilizzo che Harry fa di questo tomo, ma il giovane ne è follemente attratto.
Questa è solo una delle tante cause che conducono Harry a contrastare con veemenza le idee dei suoi due amici. In questo sesto libro, infatti, Ron ed Hermione faticheranno a credere alle parole di Harry, ma quanto temuto dal giovane mago si rivelerà alla fine del tomo.
La saga di J. K. Rowling, come ho sempre ribadito nei precedenti articoli, è complessa. Con questa constatazione non faccio meramente riferimento alla trama, ma è un giudizio che verte sull'opera intesa nel suo complesso. I personaggi infatti sono sfaccettati e non sono rappresentati come perfetti o ideali, ma hanno delle accezioni che li avvicinano a qualsiasi essere umano. Questa mia specificazione è perfettamente riscontrabile nel protagonista Harry Potter, il quale spesso si approccia con atteggiamenti bruschi e non è sempre un ragazzo buono e gentile. Infatti, come ogni individuo, anche gli eroi sono umani e provano rabbia, gelosia e frustrazione.
Insomma, nessun personaggio tracciato da J. K. Rowling è eticamente ineccepibile, motivo per cui ho amato ancor di più i suoi tomi, poiché non ho trovato nessun protagonista inverosimile. 
Invece, un protagonista che in questo libro inizia a mutare radicalmente la propria indole è Draco Malfoy, il quale inizierà a maturare una conoscenza di sé prima d'ora mai avuta. 
La scrittura di J. K. Rowling è eccelsa. Ella riesce a descrivere la storia con una maestria invidiabile, poiché il suo racconto ha un ritmo incalzante. 
È sempre arduo parlare di un'opera che ha riscontrato così tanta risonanza nell'editoria e mi sembra sempre di dire poco in merito, soprattutto perché non finirei mai di tessere lodi sulla penna di J. K. Rowling. Quindi, concludendo, semplicemente vi invito a leggere i libri di Harry Potter. Anche chi ha visto i film dovrebbe leggere questi volumi, poiché nella trasposizione cinematografica, ovviamente, mancano tantissime personaggi ed eventi del magico racconto dell'autrice.

giovedì 6 giugno 2019

Recensione "La contessa nera".


Ciao a tutti lettori! 
Oggi vi propongo un romanzo storico che mi è stato prestato da mia mamma. 
Grazie a questo volume ho scoperto la figura storica di una donna di cui non avevo mai sentito parlare e che ora vi presento in questa mia recensione.


Titolo: La contessa nera
Autore: Rebecca Johns
Prezzo: 18,60 € in cartaceo o 8,99 € in digitale
Pagine: 323
Editore: Garzanti
Voto: 5/5 🌸




Trama:
Ungheria, 1611. 
Il conte palatino ha decretato che la contessa Erzsébet Bàthory è condannata a vivere murata nella torre più alta del castello di Csejthe. 
Tuttavia, la donna desidera riscattare il proprio onore, motivo per il quale trascorre le giornate a scrivere la propria versione dei fatti.


Recensione:
Erzsébet Báthory, conosciuta in Italia anche come Elisabetta Bathory, soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria (7 agosto 1560 – Csejte, 21 agosto 1614), è stata una serial killer ungherese.
Difatti, lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne. Al riguardo, secondo un diario trovato durante la perquisizione della casa della contessa, le vittime ammonterebbero a 650, ma gli storici stimano che il numero reale dei cadaveri oscilli tra i 100 ed i 300, come sono oltremodo scettici circa la veridicità o l'esistenza di questo diario.
Il romanzo "La contessa nera" racchiude il fittizio documento che l'autrice ha immaginato che Erzsébet potesse aver scritto all'amato figlio per scagionare la propria persona. 
La narrazione, infatti, è condotta intervallando la voce della contessa nel tempo presente della storia con i ricordi della stessa. 
Tramite i suoi ricordi scorgiamo che Erzsébet fin da bambina ha sempre dato segni di squilibrio a causa di alcuni eventi di cui fu purtroppo testimone. All'età di sei anni, infatti, assistette ad una macabra scena in cui furono vittime degli zingari. Quest'evento lasciò una traccia indelebile nella psiche della fanciulla, cancellando l'innocenza dai suoi occhi. 
Altro trauma è rilevabile al compimento dei suoi quindici anni. In quel frangente ella fu costretta ad abbandonare la sua terra natale, l'Ungheria, per diventare repentinamente una donna e sposare Ferenc Nádasdy. Da quell'istante ella visse in Slovacchia, un Paese di cui non riuscì mai ad innamorarsi. 
Ugualmente al suo disprezzo per l'Ungheria, la contessa ebbe con il marito un rapporto piuttosto travagliato, difatti trascorsero vari anni prima che Ferenc e Erzsébet divennero amanti e complici. 
Il lettore leggerà con apprensione il racconto di Erzsébet ed in un primo istante sarà propenso a scusare alcuni gesti poco nobili della donna. Tuttavia, con l'avvicinarsi del finale del libro, diventerà sempre più palese quanto la contessa stia ingannando il lettore tramite le scusanti che è solita propinare. Leggere la trama tramite il suo sguardo, infatti, altera l'analisi critica di chi sfoglia il libro. Questa tecnica letteraria permette però al lettore di percepire la rabbia e la frustrazione che provarono le persone che credettero in un primo momento alla versione della donna. 
Dalla storia delineata nel romanzo appare, quindi, evidente che Erzsébet Bàthory è stata fin dall'infanzia deviata dalle scene raccapriccianti che vide. Ella, infatti, solertemente ribadisce di imitare le azioni attuate dalla madre sulle proprie domestiche, seppur Erzsébet inasrpí ulteriormente le già gravose punizioni. 
Spesso ho provato ribrezzo nella lettura, sentivo lo stomaco sconquassato e non riuscivo a capacitarmi della malvagità con la quale ella si approcciava alle donne al suo servizio. 
La penna di Rebecca Johns, difatti, non cela alcun particolare e trascrive con estrema franchezza la reale condotta della contessa. 
Tutt'ora serbo nel mio animo una forte sensazione di disgusto per i gesti efferati di Erzsébet Bàthory, ma sono stata felice di leggere questo volume. Il tomo, infatti, cela all'interno delle sue pagine fatti realmente accaduti, come ho avuto modo di constatare tramite delle ricerche che ho attuato al termine della lettura del romanzo. Quindi, per chi fosse curioso di entrare a contatto con questa figura storica perturbante, consiglio caldamente il recupero di questo tomo. 


lunedì 3 giugno 2019

Recensione "Arte", volume 9.


Ciao a tutti lettori! 
Oggi, con estremo ritardo, vi aggiorno sulla mia lettura della serie manga "Arte".


Titolo: Arte
Volume: 9
Autore: Kei Ookubo 
Categoria: Seinen
Prezzo: € 5,50 
Pagine: 200
Editore: Panini Comics - Planet Manga
Voto: 4/5 🌸



Trama:
Mentre Ubertino cerca di convincere Arte a trovare un mecenate, la giovane viene incaricata dal cardinale Silvio Passerini per fare un ritratto ad una donna misteriosa.



Recensione:
Come noterete dalla votazione sopra indicata il volume di Kei Ookubo non ha raggiunto la solita votazione massima.
Il motivo che mi ha sospinta a tale decisione risiede non nei meravigliosi disegni, che mi stupiscono in ogni tavola, ma nella trama. Infatti, la storia inizia a prolungarsi eccessivamente. Per quanto sia interessante seguire anche le vicende dei personaggi secondari, a mio parere, la mangaka dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla figura della protagonista Arte. Difatti Arte, da quando è tornata a Firenze, è rimasta sospesa nei suoi dubbi e nelle sue paure. Nelle pagine vediamo Arte compiere commissioni e aiutare il signor Leo con la bottega, ma oltre ad attuare tanti azioni, non ho percepito la presenza della giovane con la solita intensità che la contraddistingueva nei capitoli precedenti. 
Inoltre, secondo il mio parere, la trama del manga poteva essere racchiusa in meno tankobon rispetto a quelli fino ad ora usciti. Il manga è tutt'ora in corso ed in patria sono stati pubblicati solo i primi 10 volumi, quindi dopo l'uscita del decimo volume dovremmo attendere svariati mesi prima di poter continuare con la storia. 
La pecca di questo volume è, quindi, riassumibile nel fatto che la mangaka ha arricchito l'ultimo tankobon delle problematiche dei personaggi di meno rilievo ed ha introdotto dei nuovi protagonisti, tralasciando Arte e la narrazione principale. 
Questo volume, insomma, mi ha in parte delusa. Tuttavia la mia votazione non poteva essere più bassa di quanto io ho sopra indicato, perché, come ho previamente espresso, il tratto della mangaka è sublime e sono emotivamente legata alla giovane Arte. 
Quindi attenderò la prossima uscita con una piccola storta di naso e un pó dispiaciuta.